Riflessioni sull’arte di Natalina Zerlotti

L’irruente “verve” creativa consente a Natalina Zelotti di fissare con immediatezza sulla tela, avallata da una ormai collaudata abilità esecutiva, le sue intuizioni. E’ come se i colori in audaci combinazione si imprimessero autonomamente generando un binomio fra la mente dell’autrice e la sua opera a tutto beneficio dell’osservatore. Osservatore che conquistato da uno stile tutto particolare, è indirizzato ben più lontano della verisimiglianza con i soggetti o del semplice gradimento visivo. Già al primo approccio con ogni sua opera sembra stabilirsi una osmosi ideale quasi una trasmissione telepatica fra la figura rappresentata e l’animo di chi osserva l’opera, tanto che quest’ultimo viene pervaso da un’esaltazione che trae origine dal ritmo coloristico, che l’ardita gestualità dell’autrice riesce ad imprimere alle sue opere. L’impressione di tangibilità materiale ed il forte senso plastico delle sue creazioni, (“Impressione tattile”, come fu definita dal grande Berenson), di figure, paesaggi e fiori, non è determinata soltanto dalla esecuzione materica ottenuta con fine e deciso lavoro di spatola, ma soprattutto al sapiente gioco delle tonalità e ad un immaginario dialogo, talvolta anche tumultuoso, fra i colori stessi. Colori spesso posizionati lontani fra di essi nello spettro cromatico.

Parlando di fiori e di natura morta in genere, le sue immagini non cantano soltanto della perfezione e delle bellezze naturali, ma stabiliscono quasi un compromesso fra la severa analisi estetica dei grandi fiamminghi e la vivacità della scuola mediterranea e non solo riguardo al tema della “Vanitas” riferita alla caducità delle cose terrene. Infatti Natalina Zerlotti si spinge oltre in quanto idealizza i suoi soggetti e ne fa gli strumenti di una propria filosofia, che sublimando il realismo prende in esame le vicissitudini dell’esistenza. Cosi che ogni quadro diventa un simbolo delle sensazioni negative o positive che siano, determinate dalle vicende umane (vedi il dipinto intitolato”Cardi”), mentre nello stesso tempo, il suo stile può essere considerato anche lo specchio della contrapposizione fra la vita contemplativa e la vita reale.

In ciascuno dei suoi obiettivi pittorici Natalina Zelotti predilige obiettivamente uno schema operativo essenziale, di conseguenza agisce in modo che lo stesso si identifichi con la immediata caratterizzazione del soggetto a prescindere da una forse superflua dovizia di particolari e di rifiniture. Caratterizzazione che alla fine rappresenta la funzione principe dell’opera ed alla stessa conferisce quel senso dinamico che la rende viva. Le sue figure quindi oltre ad esprimere il carattere della persona rappresentata, palesano il forte calore umano dell’autrice che in ogni caso, dimostra la sua maestria nell’identificarsi con il personaggio. Un plauso anche alle scene di danza dove le immagini sembrano dissolversi trasportate nel vortice di un veloce e ritmato brano musicale.

Notevole anche il fascino della sua paesaggistica nella quale riesce ad abbinare una straordinaria precisione mimetica con la poesia propria dei luoghi raffigurati, per cui ogni scena riesce a toccare il cuore di chi la osserva. Quando poi l’autrice intende salire ai piani più alti dell’arte pittorica, interessata com’è ad esprimere un concetto come emanazione della figura, canta la natura usando una chiave esaltante, complice la luce veicolo di sentimenti che vanno oltre la realtà tangibile. Si esprime cosi seguendo un indirizzo metafisico forse volto alla ricerca di nuove verità. Così che all’osservatore sarà possibile ammirare toccanti paesaggi innevati immersi nel grande silenzio, le acque tranquille dei fiumi che rispecchiano le cime degli alberi nella dolce campagna veneta, ma anche i riflessi infuocati di un sole quasi irreale che rende evanescenti le figure di una scena campestre estiva e marine abbacinanti dagli orizzonti confusi tendenti a svanire nell’infinito. Come prova della vastità dei suoi interessi artistici Natalina si cimenta anche e con ottimi risultati alla ceramica ed al bronzo, sia come statuaria che come decorazione. Forse è alla ricerca di una terza dimensione non solo virtuale come nella pittura. E’un nuovo grande amore? Oppure una stasi temporanea in attesa di tornare alla sua pittura? Pittura che fra l’altro è doveroso classificare come arte d’elezione.

Maggio 2016

Ottavio Borghi

Critico d’Arte


Con un’espressione sintetica, parafrasando Cezanne, si potrebbe affermare che l’intera opera pittorica di Natalina Zerlotti piuttosto che dinanzi alla costituzione d’oggetto (Natura), raggiunge il massimo di lucidità dinanzi al colore.

Il suo processo creativo, infatti, ha il cammino rovesciato rispetto a chi, cogliendo “la cosa” da rappresentare, la cerca nei suoi effetti di luce, nei suoi vortici di pieno e vuoto, di penombre e luminosità.

Zerlotti, al contrario, utilizzando olii e spatola come un fioretto, spalma, aggroviglia le masse cromatiche finchè esse assurgono a immagini, a figure, a paesaggi. Così ogni suo “esterno” diviene un diluvio di aria e di trasparenze che catturano grandi flussi di energia.

Il disegno, nella azione di dipingere, arretra fino all’assorbimento completo dentro le trame delle masse che si spingono, inevitabilmente, verso l’esterno del suo supporto, tela o tavola che sia.

Sappiamo che Van Gogh rimase per tutta la sua vita un amante appassionato della cosa vista.

Egli diceva: ”Je mange de la nature” e la inseguiva cercando di sedurla con violente carezze di colore.

Ebbene Natalina potrebbe, col massimo della tranquillità affermare: “Io divoro al colore la sua anima per restituirla alle cose”.

Ma nulla può essere dato una volta per tutte nel mondo dei fenomeni, nessuna realtà è permanente.

In tal modo il colpo di spatola della Zerlotti impone all’occhio di cercare nuove avventure, nuove percezioni e prospettive, in rapporto all’”axis mundi” di ovvie convenzioni tecniche.

Sotto la stesura cromatica che irrora i suoi quadri, si svela una possibilità d’insospettato immaginario.

Dopo gli studi Gilbert Durand, oggi sappiamo che l’immaginario è sostanzialmente un esorcismo della morte e del tempo che da essa ci separa. Ecco allora che il rovesciamento sintattico nell’arte Della Zerlotti ci costringe a cercare l’immagine attraverso il colore.Una vera e propria illustre guerra contro il tempo.

Questa pittrice non si sottometterà mai alla “prime impressioni”, poiché la stessa spatola glielo Impedisce e, dunque, la sua arte non sprigiona mai intensa felicità o,viceversa, acute sofferenze, pochè la sua rotta ha come approdo brividi d’inquietudine custoditi dal tepore di una sognante calma e da un voluttuoso intimismo.

Stefano Santuari

Storico dell’Arte – Bologna


Quando un fiore non è soltanto un fiore. Quando una figura umana non è unicamente una forma anatomica.

È questa l’arte di Natalina Zerlotti che riesce a sintetizzare, in larghe pennellate solo apparentemente casuali e veloci, e in una gamma coloristica sospesa fra veridicità e sogno, l’essenza di ciò che appare e di ciò che è silente.

Le variazioni sul tema floreale vanno dalle regali composizioni di rose (a volte sontuose nel loro rigoglio, a volte sfatte in un rassegnato abbandono), all’attenzione sulle più umili corolle di campo. Ma da ogni petalo, da ogni foglia o stelo, da ogni profumo dolce o aspro che quasi si avverte in questi dipinti emana uno stato d’animo: gioia, tristezza, timidezza, anelito alla conferma della propria presenza.

Immagini intense, potenti e sfumate.

Come nella interpretazione dei paesaggi che sembrano costruiti sul desiderio di un luogo ideale dove posare le angosce del giorno. E nella realizzazione della figura femminile. In questo particolare esercizio Natalina Zerlotti rivela una eccezionale capacità di introspezione. Dietro alla maestosità di queste immagini che rimandano alla postura delle Madonne rinascimentali o seicentesche si agitano i fermenti, le tensioni, le insicurezze delle donne di oggi.

Indovinato anche il campionario cromatico che predilige frequentemente i toni rossastri, color ardesia e ambrati. E assolutamente appropriata la tecnica che qui accentua e acuisce l’essenzialità e l’espressività del segno.

Vera Meneguzzo

Giornalista e Critico d’Arte

(Dal catalogo Europa in Arte 2007)


Recensione di Rosa Bottura

Luce, colori freschi dalle tonalità sicure, linee decise, ricerca delle forme, equilibrio delle composizioni che denota una espressività dal tono volitivo, studio attento della figura umana, senza nulla togliere al paesaggio e ai fiori che sono le caratteristiche più evidenti della pittura di Natalina Zerlotti.

Il sentimento profondo della maternità, la dolcezza dello sguardo di una madre verso la sua creatura così come il profumo quasi tangibile di fiori appena colti o la bruma passeggera su di un paesaggio nostrano sono resi sulla tela con estrema sensibilità e sicurezza.

Sensibilità nell’affrontare i soggetti da rappresentare che può essere risolta in concreto solo attraverso la padronanza del mezzo tecnico.

Studio e passione, talento naturale e applicazione continua: questa è la ricetta insostituibile per potersi esprimere nel campo dell’arte.

Rosa Bottura

Critico d’Arte


La Natura con i suoi misteri e le sue storie infinite diviene l’oggetto di indagine da parte di Natalina Zerlotti.

Una figurazione pura che non ha subito nel corso degli anni nessuna influenza da parte dei così detti intellettuali del segno.

Grazie ad un linguaggio cromatico ben definito e una segnica essenziale, ma corretta, le sue opere possono tranquillamente essere paragonate alle più grandi opere del passato.

Ogni minimo particolare viene curato al fine di ottenere una figurazione impeccabile.

Il grande merito di Natalina Zerlotti è quello di proclamare un tipo di figurazione tesa ad esaltare I sentimenti e le emozioni. Ovvero non c’è quello che da tutti viene definito come freddismo visivo ,ma le sue opere vengono pervase da una luce che si fa testimonianza di gioia creativa.

Mi hanno colpito in maniera particolare i suoi vasi di fiori. In questi si riscontra una poesia linguistica che tende ad esaltare maggiormente le tacite sfumature.

Una grande compostezza ottica unita ad un elevato lirismo cromatico fanno di queste rappresentazioni delle autentiche opere d’arte.

Natalina Zerlotti è sicuramente dal punto di vista artistico una certezza in un mondo dominato dall’ incertezza.

Prof. Salvatore Russo

Critico d’Arte


Capitano momenti in cui appare più la bravura, la sicurezza del mezzo espressivo e capitano altri momenti in cui prevale invece l”emozione soggettiva ove pesa maggiormente la nativa sensibilità. Ebbene, quando questi due valori convergono, quando anima ed immagine coincidono, allora, chi li sa riconoscere, scopre dei piccoli gioielli. Allora non resta che guardare e riguardare con persuasione: si tratti di paesaggi carichi di naturali suggestioni, di composizioni atte e suggerire stati d”animo particolarmente intensi, di particolari che riescono a dare la chiave di letture di tutto l”insieme, si tratti, infine, di turbamenti autobiografici, ma universalizzati, che si palesano soprattutto nelle figure umane.

Queste felici convergenze si possono scoprire anche nelle più recenti tonalità dei bruni di alberi, di ceppi che si contrappongono alle intense luminosità di acque, di cieli, di riflessi di luce acutamente distribuiti.

Quali siano le scelte dell’artista, le sue emozioni di fronte alla realtà, quella che ormai vede più spesso raggiunta è proprio la maturità; mi pare si debba cogliere nell’indefinito, nell’indeterminato che, sempre, fa da contrappunto alla realtà concreta, che viene proposta solo quando riesce a concentrare le decisioni artistiche, ormai compiute, di Natalina Zerlotti. Una pittrice persuasa e persuadente.

Prof. Pierluigi Facchin

Scrittore e Critico d’Arte


Il genere di pittura figurativa della Zerlotti non aspira al “nuovo” in assoluto; né avverte l’urgenza di avventurose ricerche. Resta però ancorato alla storia del proprio tempo: in quanto testimonianza di quella sensibilità popolare ed umana cheè generatrice di accadimenti poetici. Per questo il suo stile è, anche, un linguaggio cosciente e maturo. Nelle “ aperture sulla natura” ( nel “paesaggio”), l’insieme corre sul filo di una visione tra la grande esperienza impressionista francese e l’anima mediterranea macchiaiola; nelle figure umane, indugia su un “Realismo” di origine espressionista caratterizzato da forti cadenze malinconiche ed intimistiche; da una parte l’ispirazione si lega alla bellezza della natura con le sue splendenti, vivaci e fluide armonie cromatiche; dall’altra, si hanno “ interni” costruiti con un disegno accanito, impulsivo, sicchè la figura umana esterna ed appaga il suo dramma interiore attraverso pennellate incisive, taglienti, le ritmate luci ed ombre.

I due condizionamenti poetici si alternano e si rincorrono in un tutto organico: se è vero che le sensazioni del chiuso e gli attimi di sconforto trovano sfogo nelle gestualità del disegno, altrove, le frustrazioni quotidiane si disperdono nei grandi spazi scenografici interessati ad una felice visione della natura.

Tutte le ansie dell’artista si liberano attraverso le giuste frequenze del colore; frequenze che consentono l’individuazione di percorsi magici o disincantati, reali e misteriosi; prodotti, sicuramente, della fantasia creativa, artistica, umana.

Emidio Di Carlo

Critico d’arte – L’Aquila


Tra fluide cromie e tocchi sicuri, nell’armonica fusione di fantasia, gestualità e razionalità costruttiva, nasce e si sviluppa la pittura di Natalina Zerlotti.

Interprete sensibile di motivi ambientali, nature morte, paesaggi e figure, soprattutto femminili, intensamente espressive, questa artista dimostra di aver interiorizzato la lezione della grande tradizione pittorica veneta per quanto attiene alla fastosa orchestrazione di colori, luci e atmosfere, e di averla posta a sostrato di una propria cifra stilistica percorsa da impressionistiche vibrazioni, che accrescono di vitalità ogni aspetto della sua narrazione.

La pittrice veronese è attratta oltremodo dall’affascinante varietà delle bellezze che la natura offre con i suoi fiori variopinti, i frutti copiosi nelle stagioni, le visioni incomparabili di campi, vie d’acqua, marine, colline…che inducono a vagheggiare un ideale di vita serena ed equilibrata, lontana dalle dinamiche osseesive delle nostre metropoli.

Con rapide pennellate e spatolate decise, la Zerlotti crea campiture, linee strutturali, forme fluenti, sapidi contrasti di luci, ombre, timbri e tonalità, dando spessore visivo alle emozioni, alle sensazioni, ai sentimenti che accompagnano le sue sensibili intuizioni.

La pittura prodotta dalla sua creatività traduce con spontanea freschezza i momenti più intensi dell’ispirazione , con un carattere stilistico armonioso che si mantiene inalterato in qualsiasi situazione, anche nel ritratto, ove l’attenzione all’aspetto fisionomico dei soggetti è curata tanto quanto la resa della loro intima psicologia.

In ogni forma pittorica di Natalina Zerlotti le sonorità delle note cromatiche danno voce al poetico canto del cuore e dell’anima, le sorgenti inesauribili della sua profonda espressività.

V. Cacras

Critico d’Arte

L’elite new 2008